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La nascita del Basso Elettrico

Il basso elettrico nasce in California nell'ottobre del 1951, ad opera di Clarence Leo Fender (Fullerton - U.S.A. 1909 - 1991). Il suo nome era "Fender Precision Bass", assomigliava ad una chitarra Telecaster (chitarra elettrica solid-body lanciata dalla Fender nel 1948, con il nome di Broadcaster) con un lungo manico e solo quattro corde, accordate, come il contrabbasso, per quarte giuste (MI-LA-RE-SOL), un'ottava sotto le quattro corde più basse della chitarra. L'idea di Leo Fender, scaturita consequenzialmente all'invenzione della chitarra elettrica solid-body, era quella di fornire ai chitarristi e ai contrabbassisti, uno strumento cordofono elettrico dal registro basso, con i tasti, agevole da suonare, con un suono potente e definito e, fattore non secondario, comodo da trasportare.
Il processo storico e tecnologico che ha portato all'invenzione del basso elettrico è legato a filo doppio con quello della chitarra e del contrabbasso.
Diamo quindi un breve sguardo alla storia di questi due strumenti, osservandola in modo particolare dal punto di vista dell'amplificazione del suono, argomento direttamente collegato con la nascita del basso elettrico.


Il contrabbasso

Il contrabbasso è uno strumento che appartiene alla famiglia delle viole, possiamo dire date le dimensioni, che è un violino gigante.
 ambito  soprattutto, nel campo jazzistico.
Le origini degli strumenti ad arco si perdono nella notte dei tempi, il contrabbasso deriva, come gli altri strumenti della sua famiglia, dal nutrito gruppo delle viole medievali e in particolare da quelle dette "da gamba". Cominciamo ad avere notizie di questo strumento nel corso del '500, il nome e la forma sono ancora incerti: contrabbasso di viola, basso di viola, arciviola contrabbassa, violone sono i suoi appellativi. Anche il numero delle corde 3, 4, e 5 corde e l'accordatura stessa per quinte o per quarte non si stabilizzeranno fino alla metà dell'ottocento.
Nei due secoli successivi, con l'affermarsi della musica strumentale e il conseguente sviluppo della liuteria (soprattutto italiana: Amati, Stradivari, Guarnieri, ecc.), gli strumenti ad arco raggiungono il massimo splendore, sia in tecnica costruttiva che in quella musicale. Il ruolo del contrabbasso si limita, fino alla fine del '700, al raddoppio, un'ottava sotto, della parte del violoncello, sostenendo così umilmente l'edificio armonico.


Con il diciannovesimo secolo il contrabbasso acquista sempre maggiore rilievo, confermandosi voce indispensabile ed espressiva nelle dinamiche dell'orchestra, il numero delle corde si fissa a quattro, accordate per quarte giuste (MI-LA-RE-SOL).
Dalla fine del settecento ai primi del Novecento, tre grandi contrabbassisti - Domenico Dragonetti (1763-1846), Giovanni Bottesini (1821-1889) stabiliscono i nuovi standard dell'evoluzione tecnica sul contrabbasso, iniziando una produzione di carattere solistico e virtuosistico. Con loro lo strumento si affranca dal consueto ruolo di fondamento armonico (peraltro essenziale) e sperimenta tutte le sue possibilità tecnico-espressive.
Il secolo elettrico riserva al nostro "dinosauro barocco" una nuova primavera, oltre a continuare la sua militanza in ambito "colto", il contrabbasso incontra la tradizione afroamericana nella sua espressione più importante: il jazz. Inizialmente in concorrenza con il basso tuba, lo strumento veniva suonato ancora con l'archetto, racconta la leggenda che nel 1911, Bill Johnson, durante un concerto con la sua Original Creole Jazz Band, ruppe l'archetto e fu quindi costretto a pizzicare le corde con le dita fino al termine della serata. Il pizzicato si impose dunque sull'arco, questa tecnica favoriva infatti la concisione dell'impulso ritmico. L'elemento ritmico venne poi enfatizzato dallo stile "slap", che consisteva nel percuotere le corde con tale forza che esse rimbalzavano sulla tastiera realizzando così un effetto percussivo, il maggiore esponente di questa tecnica fu Pops Foster bassista della scena di New Orleans.

Nel 1924, l'ingegnere acustico Lloyd Loar, della Gibson Mandolin-Guitar Co di Kalamazoo, Michigan, dopo aver definito gli standard per i mandolini ed i banjo e inventato la chitarra acustica con buca ad effe, sperimentò un contrabbasso elettrico, Loar creò un magnete "elettrostatico" che però non ebbe applicazione pratica per la mancanza di sistemi di amplificazione adeguati, il magnete inoltre era piuttosto primitivo e provocava rumori indesiderati. E' il primo episodio di quel processo che porterà alla nascita del basso elettrico. L'esigenza di amplificare il contrabbasso è la stessa che spingerà all'amplificazione della chitarra: questi strumenti venivano sovrastati in volume dai fiati e dalla batteria.

Intorno agli anni '30 vennero progressivamente adottate le corde d'acciaio al posto di quelle di budello, la sonorità acquista più precisione e potenza. In questo decennio continuano gli esperimenti per "elettrificare" il contrabbasso, ma il Rickenbacker Bedpost-Bass, i contrabbassi Vega e Regal, tutti concepiti con il corpo dello strumento ridotto a minime dimensioni, non ottennero risultati commerciali. Si afferma in questo periodo, con l'esplosione dello swing, lo stile regolare poggiato sui quarti detto "walking bass", i suoi maggiori esponenti sono John Kirby e Walter Page.


Nel 1939 appare come una meteora, morirà nel 1942, Jimmy Blanton, scoperto da Duke Ellington, è il contrabbassista che apre il nuovo corso dello strumento nel jazz, esplorando, oltre la consueta funzione ritmico-armonica, le sue possibilità melodico-improvvisative. Dopo di lui si fanno strada tre importanti musicisti: Oscar Pettiford, agile e melodico; Ray Brown, ritmicamente solido e swingante; Charles Mingus, band-leader visionario e innovativo.
Intanto durante il corso degli anni '40, si viene affermando la musica popolare fatta dai neri per i neri, è il blues che si urbanizza, in un processo che porterà alla nascita del rhythm and blues (denominazione nata nel 1949 in sostituzione di "race records"), del rock'n'roll, del soul e infine dei generi afroamericani degli anni '70 come il funk e la disco. Fino al '51 è il contrabbasso a ricoprire il ruolo di sostegno ritmico e armonico, poi con l'avvento del Fender bass verrà sostituito progressivamente dal basso elettrico.

 

Uomo simbolo di questo passaggio è stato Willie Dixon, bassista session-man, mitico autore di blues straordinari, contribuì al lancio di personaggi come Chuck Berry e Bo Diddley. Da citare anche i contrabbassisti di rock'n'roll Bill Black (Elvis Presley) e Marshall Lytle (Bill Haley).

Nel 1949 la storia dell'amplificazione di questo strumento fa un passo avanti decisivo, Bill Everett, un bassista di New York, affronta il problema inserendo attraverso il puntale (un'asta di metallo su cui poggia il contrabbasso), un microfono dentro lo strumento e creando il primo amplificatore per basso (con un cono da 12'' e la straordinaria potenza di 18 watt!), nasce così la marca Ampeg (che si potrebbe tradurre "puntale amplificato", peg = puntale) futura produttrice di bassi e amplificatori. L'invenzione ha un certo riscontro commerciale e viene adottata da alcuni contrabbassisti importanti come Eddie Safranski (Stan Kenton Orchestra), Chubby Jackson (Woody Herman Big Band), Joe Comfort (Nat King Cole) e Oscar Pettiford.


A cavallo tra i '40 e i '50 esordiscono altri importanti contrabbassisti come Percy Heat (Modern Jazz Quartet), Red Mitchell (Herman, Norvo, Mulligan), Paul Chambers (Davis, Rollins, Coltrane).

Intorno al 1955 emerge l'astro di Scott La Faro, continuando la lezione di Blanton, fa del contrabbasso, pur mantenendone la sua funzione armonica, uno strumento melodico veloce e dialogante, raggiunse il suo apice artistico nel sodalizio con Bill Evans, morirà nel 1961 a soli venticinque anni.
All'inizio degli anni '60, William Fowler sviluppa e mette in commercio il magnete piezoelettrico, montato solitamente sul ponticello.

Nello stesso periodo muove i primi passi Ron Carter, erede di Blanton, Pettiford e Brown, influenzerà i contrabbassisti successivi con il suo stile solido e versatile.
Siamo entrati così nell'era del basso elettrico, nel corso degli anni '60 e '70 la sua ascesa sarà irresistibile, la "vecchia nonna" tuttavia continuerà a svolgere un ruolo importante con contrabbassisti straordinari come Jimmy Garrison, Stanley Clarke, Dave Holland, Miroslav Vitous, Niels-Henning Ørsted Pedersen.


Non si può chiudere questo breve e incompleto excursus nella storia del contrabbasso, senza ricordare il ruolo che questo glorioso strumento ha avuto oltre gli ambiti del jazz e della classica, il suo contributo è stato importante infatti nella musica etnica (soprattutto nei paesi dell'est), nel tango argentino, nella canzone d'autore, nella musica latinoamericana, ecc..   

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Il Basso Elettrico

Il basso elettrico e’ costituito dal manico (Neck) e dal corpo (Body) che vengono avvitati insieme tramite una placca (Neck Plate), questo modello e’ detto Bolt-on Neck. Altri modelli vengono realizzati con un unico pezzo di legno che va dal manico al corpo senza bisogno di viti e sono chiamati Neck Trough Body.
In entrambi i casi il manico ospita la tastiera che viene incollata sulla parte anteriore dello stesso. Tra il manico e la tastiera abbiamo il Truss-Rod che e’ un’ asta metallica curva che permette di controbilanciare la tensione delle corde sul manico tramite un bullone posto alla sua estremita’ generalmente in corrispondenza della paletta , ma in alcuni modelli si puo’ trovare all’ altra estremita’ del manico.La paletta ospita le meccaniche che, tramite il principio della vite senza fine, consentono di tendere le corde fissate all’ altra estremita’ del ponte. Il ponte e’ composto da sellette , sulle quali poggia la corda, che consentono di regolarne la lunghezza (Diapason) e l’ altezza rispetto al manico (Action). Sul corpo troviamo i pick-up che sono delle bobine magnetiche che catturano le vibrazioni della corda trasformandole poi nel segnale elettrico. I pick-up possono essere di piu’ tipi, ma i piu’ diffusi sono i single coil (pick-up singolo come quelli presenti nel Jazz Bass) gli split coil (un single coil diviso in due pick-up con polarita’ opposte come quello che si trova nel Precision Bass) e gli Humbuker ( due single coil uniti con polarita’ opposte come nel Music Man). L’ altezza dei pick-up, l’ action, la regolazione del truss rod e del diapason, la scelta della grandezza delle corde sono tutti fattori che insieme costituiscono il settaggio dello strumento in base alle esigenze del musicista. Fare un buon set-up al basso non e’ cosa semplice soprattutto per un bassista alle prime armi ecco perche’ spesso anche bassisti esperti ricorrono all’ aiuto del liutaio per effettuare questa operazione (si ricorda che ogni volta che si cambiano misura o marca di corde andrebbe rifatto il settaggio). Per quanto riguarda i legni che vengono utilizzati nella costruzione di bassi elettrici possono essere di piu’ tipi. Largamente diffuso e’ l’ uso del frassino per il corpo dell’ acero per il manico e del palissandro o dell’ acero per la tastiera anche se materiali di nuova generazione come la luthite o il carbonio vengono utilizzati con risultati apprezzabili.

 

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Paragrafo

Le corde del Basso

Le corde del basso elettrico sono prevalentemente in acciaio, con un'anima solida, che può essere a sezione circolare o esagonale, ed un avvolgimento esterno che consente alla corda di raggiungere una massa tale da collocarla, nello spettro, all'ottava giusta. I materiali più usati sono l'acciaio o il nickel, con differenze timbriche fra le due soluzioni. In alcuni casi, la corda metallica può essere rivestita in materiale sintetico. Altra importante caratteristica è il tipo di avvolgimento, cosa che determina il tipo di superficie della corda, che può essere ruvida, semi-liscia e liscia. Alcuni modelli di bassi sperimentali presentano delle corde in silicone. Il basso tradizionale, nato come "evoluzione" del contrabbasso, presenta il suo stesso numero di corde, quattro, con la medesima accordatura: Sol, Re, La, Mi (dalla più acuta alla più grave). Già negli anni '70 alcune aziende artigianali (come ad esempio l'Alembic) realizzavano bassi ad 8 corde (con ogni corda doppiata da un'altra accordata un'ottava più alta) creando un effetto simile alla chitarra a 12 corde. Sul finire degli anni '80, dopo diverse sperimentazioni e prototipi realizzati, iniziarono ad avere sempre più mercato bassi a 5 (Sol, Re, La, Mi, Si come consuetudine anche se qualcuno optava per Do, Sol, Re, La, Mi) e 6 corde (Do, Sol, Re, La, Mi, Si). Con l'aumentare del livello tecnico dei musicisti e l'avvento di tecniche particolari di esecuzione come il tapping (ovvero suonare con entrambe le mani sulla tastiera dello strumento) il numero delle corde è salito considerevolmente. Sono sempre più i musicisti che richiedono la realizzazione di bassi a 10 (5 in doppia corda come per l'8) o 12 corde (3 per tono addirittura), strumenti in grado di ricoprire il registro sia della chitarra che del basso tradizionale. Tuttavia, nella storia del basso elettrico si trovano anche strumenti con 2 (vedi "Sleeping My Day Away" dei D.A.D.), 7, 8, 9, 10, 11 e 12 corde (singole, non doppiate) grazie soprattutto al livello qualitativo delle aziende artigiane, in grado di realizzare praticamente qualsiasi richiesta dei loro clienti.

[modifica] Pick-upAnche il basso elettrico come la Chitarra Elettrica ha bisogno di esser amplificato tramite dei pick-up. Esistono vari modelli di pick-up che cambiano a seconda del genere per il quale il basso è progettato.

Il più diffuso è lo split-coil (chiamato "tipo Precision" o "P" dal nome del basso per il quale è stato ideato), composto da due corpi ognuno con 4 magneti (due per corda), montati a saetta. Segue il single-coil (chiamato "tipo Jazz" o "J" dal nome del basso più popolare con questa tipologia di pick-up), composto da un unico corpo allungato che interessa tutte le corde.

Col tempo, di pari passo con il variare delle esigenze sonore degli artisti, si sono aggiunte altre tipologie di pick-up: fra i più comuni ricordiamo l'humbucker tipo Music-Man (o "MM", dal nome del basso per il quale è stato ideato), costituito da due avvolgimenti paralleli con 2 magneti per corda (1 per avvolgimento, di solito di 5mm), seguono le Soap-Bar (cover più stretta di quella del MM, può contenere al suo interno qualsiasi tipologia di pickup) e i meno famosi double-coil (due single-coil posti parallelamente).

Solitamente i pick-up sono passivi, ma alcuni modelli (come gli EMG) hanno un preamplificatore integrato che necessita di alimentazione dedicata, tipicamente una batteria da 9 Volt.

Oltre al classico tono passivo, sempre più diffuse sono le elettroniche attive on board che danno la possilità di modificare il suono agendo direttamente sullo strumento tramite dei potenziometri o degli switch.